Ci sono luoghi nei quali si arriva con un’idea precisa di ciò che si troverà e altri nei quali, invece, bisogna concedersi il tempo di capire. Malta appartiene sicuramente alla seconda categoria. Dopo i primi dieci giorni trascorsi sull’isola grazie al progetto Erasmus+ “Scacchi-Errando in Europa”, la sensazione è quella di aver già raccolto moltissimi stimoli, ma anche di avere ancora davanti a sé una parte importante dell’esperienza da scoprire.

Quando si parte per un progetto di questo tipo si pensa soprattutto agli obiettivi concreti: conoscere una realtà scacchistica diversa dalla propria, osservare metodi di lavoro, confrontarsi con altri istruttori e trovare nuove idee da riportare a casa. Naturalmente tutto questo sta accadendo, ma fin dai primi giorni è diventato evidente che Malta non è soltanto il luogo nel quale si svolgono le attività previste dal progetto. È un ambiente che, poco alla volta, entra nel modo di guardare le cose e che richiede di essere osservato con curiosità, senza fermarsi alla prima impressione.

La prima sensazione, inevitabilmente, è quella di trovarsi in un posto diverso. Essere a Malta significa entrare in un’isola nella quale elementi apparentemente lontani convivono continuamente: la pietra calcarea delle costruzioni, il mare che compare improvvisamente tra una strada e l’altra, le insegne in inglese, i nomi delle località in maltese, le chiese che dominano anche i centri più piccoli, il traffico che segue regole diverse rispetto a quelle alle quali siamo abituati.

Non è difficile capire perché molte persone associno Malta soprattutto alle vacanze. La domanda che mi è stata rivolta più spesso in questi primi giorni è stata proprio: «Sei qui in vacanza?». Quando la risposta è che sono arrivato per un progetto Erasmus dedicato agli scacchi, la sorpresa è quasi sempre immediata, perché nell’immaginario comune Malta è il luogo del mare, dell’inglese e del tempo libero, mentre difficilmente viene collegata a un’esperienza di formazione sportiva, confronto e collaborazione internazionale.

Eppure è proprio questa la particolarità del progetto: partire dagli scacchi per entrare in contatto con una realtà più ampia.

I primi giorni sono stati soprattutto giorni di ambientamento. Come accade in ogni viaggio, ci sono piccoli dettagli ai quali bisogna abituarsi e che inizialmente sembrano quasi ostacoli. A Malta, uno di questi è sicuramente la mobilità. L’isola è piccola, ma gli spostamenti richiedono spesso più tempo di quanto si possa immaginare. Il traffico può rallentare anche percorsi brevi e gli autobus, pur rappresentando una rete fondamentale per muoversi senza automobile, hanno un rapporto molto particolare con gli orari.

Le applicazioni per organizzare gli spostamenti funzionano bene nella maggior parte dei casi, ma basta dover cambiare autobus o affrontare un percorso meno lineare per scoprire che anche la tecnologia, a volte, ha bisogno di essere accompagnata dall’esperienza. Può capitare di seguire un itinerario che sulla carta sembra perfetto e ritrovarsi invece a dover ricalcolare il percorso, aspettando il mezzo successivo o cercando una soluzione alternativa.

Dopo qualche giorno, però, anche queste piccole difficoltà iniziano a diventare parte del viaggio. Si impara a partire con maggiore anticipo, a non considerare ogni imprevisto come un problema e ad accettare che conoscere un luogo significa anche imparare il suo modo di funzionare.

Il cuore di questi primi giorni è stato naturalmente lo Swieqi Chess Club, la realtà che ci ha accolto e che rappresenta il principale punto di riferimento dell’esperienza. Arrivare in un circolo scacchistico di un altro Paese significa entrare in una comunità nella quale cambiano le lingue, le abitudini e le dimensioni, ma rimangono molti elementi comuni.

Con Colin Pace, uno dei principali protagonisti degli scacchi maltesi, il confronto è stato continuo e molto stimolante. Abbiamo parlato dell’utilizzo della piattaforma LearningChess, delle possibilità offerte dagli strumenti digitali nella formazione dei giovani giocatori e delle diverse modalità con cui un istruttore può rendere l’apprendimento più coinvolgente.

Ogni incontro è diventato un’occasione per mettere a confronto esperienze diverse: parlare di esercizi, di metodologia, di motivazione e di quel delicato equilibrio tra il lato ludico degli scacchi e la loro capacità educativa. Anche se le realtà di Malta e Montella hanno caratteristiche differenti, molte delle domande che ci poniamo sono sorprendentemente simili: come coinvolgere nuovi ragazzi, come creare continuità nelle attività, come far percepire gli scacchi non soltanto come una competizione, ma come uno strumento di crescita.

Proprio da questi confronti è nata anche l’idea di creare uno spazio condiviso nel quale raccogliere materiali, proposte e attività. Un gesto semplice, ma significativo, perché rappresenta la volontà di trasformare un incontro occasionale in una collaborazione che possa continuare nel tempo.

In questi primi dieci giorni abbiamo iniziato anche a parlare di possibili sviluppi futuri. Le idee nascono facilmente quando persone che condividono la stessa passione si incontrano: un torneo internazionale da organizzare a Malta con la partecipazione di giocatori italiani, nuove attività comuni, ulteriori occasioni di scambio tra realtà scacchistiche diverse.

Sono ancora progetti da costruire, ma una delle sensazioni più belle di questa esperienza è proprio vedere come un confronto iniziale possa trasformarsi rapidamente in nuove possibilità.

Naturalmente, un soggiorno a Malta non può limitarsi agli ambienti del circolo. Anche fuori dagli scacchi l’isola comincia lentamente a raccontarsi.

In questi primi giorni ho avuto modo di visitare alcuni dei luoghi più conosciuti, scoprendo quanto sia riduttivo pensare a Malta soltanto come a una destinazione turistica. Valletta colpisce per il suo equilibrio tra storia e vita quotidiana: non è soltanto un insieme di palazzi e monumenti, ma una città nella quale ogni strada sembra conservare tracce di epoche diverse. Camminare tra le sue vie significa passare in pochi minuti da edifici storici affacciati sul mare a piccoli angoli nei quali si svolge la vita quotidiana dei residenti.

Anche Mdina trasmette una sensazione particolare. La definizione di “città silenziosa” non sembra soltanto uno slogan, perché basta allontanarsi dalle zone più frequentate per percepire un’atmosfera sospesa, quasi fuori dal tempo.

Poi ci sono Marsaxlokk, con le sue barche colorate nel porto, Gozo con i suoi ritmi più tranquilli, le Dingli Cliffs dove il paesaggio mostra un volto più selvaggio dell’isola e tanti altri luoghi che aiutano a comprendere quanto Malta sia molto più complessa dell’immagine che spesso arriva all’esterno.

Dopo dieci giorni, quindi, la sensazione è ancora quella di essere all’inizio. Molte cose sono già diventate familiari, ma molte altre devono ancora essere comprese. Il viaggio è partito dagli scacchi, dagli incontri e dai luoghi visitati, ma la vera scoperta probabilmente sta proprio nel modo in cui questi elementi iniziano lentamente a collegarsi tra loro.

Perché un luogo, forse, non si conosce soltanto quando lo si raggiunge. Si comincia a conoscerlo quando si smette di guardarlo soltanto da fuori e si inizia a prestare attenzione a ciò che accade intorno. E questo, dopo i primi giorni a Malta, è appena iniziato.