a cura di Antonella Prudente

«È veramente sorprendente. Fin dall’inizio ho avuto una sensazione bellissima: questo campionato è stato davvero un sogno». Con queste parole il presidente della Federazione Scacchistica Italiana, Luigi Maggi, ha raccontato l’emozione vissuta in occasione del campionato, sottolineando soprattutto il valore umano dell’esperienza. «È un sogno per molti di questi ragazzi poter competere non soltanto a livello agonistico, ma anche avere la possibilità di fare tanta amicizia, di incontrarsi e di vivere insieme un’esperienza così importante», ha aggiunto Maggi.

Ed è proprio partendo da questa dimensione, nella quale la competizione si intreccia con la crescita personale, che si è sviluppata una giornata interamente dedicata alla formazione, alla didattica e alle nuove prospettive del mondo scacchistico. Una cornice autentica e suggestiva come quella della Sardegna ha accompagnato un appuntamento pensato non soltanto per condividere conoscenze, ma soprattutto per fermarsi a riflettere e guardare lontano. 

L’evento è stato introdotto e moderato da Maria Francesca Capuano, Presidente della Commissione Didattica giovanile e Scuola.

Dopo i saluti del Presidente, il primo intervento, affidato a Marco Corvi, ha affrontato un tema particolarmente importante per chi insegna scacchi: “Dietro una buona lezione di scacchi: le decisioni invisibili che fanno imparare davvero gli allievi” . Una lezione efficace, infatti, non nasce soltanto dalla conoscenza tecnica della materia, dietro ogni attività didattica esistono scelte, valutazioni e strategie che spesso rimangono invisibili agli allievi, ma che determinano in larga misura la qualità dell’apprendimento. Individuare gli obiettivi, calibrare il livello di difficoltà, scegliere gli esempi più adatti, costruire un percorso progressivo e accompagnare l’allievo nella scoperta sono tutti elementi essenziali del lavoro dell’istruttore. L’intervento ha posto così l’accento sulla necessità di considerare l’insegnamento degli scacchi non come una semplice trasmissione di conoscenze, ma come un vero e proprio percorso educativo. L’istruttore è chiamato a osservare, ascoltare e adattare il proprio metodo alle esigenze dei singoli allievi, trasformando la scacchiera in uno spazio nel quale imparare a pensare, scegliere e confrontarsi.

A seguire, Sebastiano Paulesu e Luigi De Bernardis hanno illustrato “Il sistema di formazione degli istruttori”, affrontando uno degli aspetti più strategici per il futuro del movimento scacchistico. La crescita quantitativa della pratica deve necessariamente accompagnarsi a un costante innalzamento della qualità della formazione. Preparare gli istruttori significa, infatti, investire direttamente sulla qualità delle esperienze che bambini e ragazzi vivranno attraverso gli scacchi. Essere un buon giocatore non significa automaticamente essere un buon insegnante. Alle competenze scacchistiche devono affiancarsi conoscenze pedagogiche, capacità comunicative e strumenti adeguati perlavorare con bambini e ragazzi, soprattutto nei contesti scolastici e giovanili. È proprio nella capacità di unire competenza tecnica e sensibilità educativa che si gioca una parte importante della crescita futura del movimento.

La prima parte della giornata si è conclusa con la presentazione del progetto “Chess as Therapy” (CAT), affidata a Luca Princivalle. Il progetto ha permesso di approfondire una delle direzioni più interessanti dell’evoluzione degli scacchi: il loro possibile utilizzo come strumento di supporto in ambito educativo e sociale. Gli scacchi, grazie alla loro struttura e alle numerose competenze che sollecitano — dall’attenzione alla pianificazione, dalla capacità decisionale all’autoregolazione — possono offrire opportunità che vanno oltre la tradizionale dimensione sportiva.

Il progetto CAT si inserisce proprio in questa prospettiva, aprendo una riflessione sulle potenzialità degli scacchi come strumento al servizio della persona. Una prospettiva che amplia ulteriormente il campo d’azione della disciplina e invita il movimento a confrontarsi con nuovi ambiti e nuove responsabilità.

Ha scatenato il dibattito l’intervento di Walter Ravagnati, che ha toccato il tema “caldo” delle scuole di scacchi, lamentandone la frammentarietà e la superficialità. Scuole riconosciute dalla Federazione come centri di eccellenza per l’avvio dei giovani alle attività agonistiche, ma che, proprio in quanto luoghi di trasmissione delle conoscenze, devono trovare concreta realizzazione attraverso una partecipazione più attiva e strutturata alle competizioni.

La seconda parte dell’incontro ha spostato l’attenzione verso due temi di grande attualità: l’intelligenza artificiale e la dimensione europea della formazione.

Pierluigi Piscopo ha proposto un intervento dedicato all’IA, una tecnologia che sta rapidamente trasformando anche il modo di studiare e praticare gli scacchi.

Gli strumenti basati sull’intelligenza artificiale sono ormai in grado di analizzare partite, individuare errori, suggerire alternative e fornire una quantità enorme di informazioni. Per istruttori e allievi si apre quindi una nuova sfida: capire come utilizzare queste possibilità in maniera consapevole e realmente educativa.

L’intelligenza artificiale può diventare un prezioso supporto alla didattica, ma il suo utilizzo richiede capacità critica e una chiara definizione del ruolo dell’istruttore. La tecnologia non sostituisce la relazione educativa: può, piuttosto, diventare uno strumento attraverso il quale renderla più efficace.

È una distinzione fondamentale. Nel rapporto tra istruttore e allievo rimangono centrali l’ascolto, il dialogo, l’esperienza e la capacità di accompagnare una persona nel proprio percorso di crescita. L’IA può fornire risposte; l’educatore deve continuare a insegnare a porsi le domande giuste.

A chiudere i lavori è stato Marco Picariello, con l’intervento “Anche gli scacchi parlano europeo: opportunità Erasmus Plus per istruttori e circoli”.

Il programma Erasmus+ rappresenta un’importante occasione per ampliare gli orizzonti delle associazioni sportive e dei circoli, favorendo mobilità, scambio di esperienze e collaborazione internazionale. Anche il mondo degli scacchi può beneficiare di queste opportunità, permettendo a istruttori e organizzazioni di confrontarsi con metodologie, realtà e progetti sviluppati in altri Paesi europei.

La dimensione internazionale può così diventare un ulteriore elemento di crescita, non soltanto per i singoli istruttori, ma per l’intero sistema dei circoli e delle associazioni.

“Questa è, forse, una delle magie più autentiche di Erasmus+: non soltanto viaggiare in Europa, ma imparare a sentirsi parte di una grande casa comune, fatta di incontri, differenze, amicizie e sogni condivisi. Imparare a sentirsi parte dell’Europa.” Riprende Picariello.

E la scacchiera, in questo senso, può diventare un linguaggio straordinariamente efficace: semplice e universale, capace di mettere in relazione persone e culture diverse.

Dalla qualità della lezione alla formazione degli istruttori, dai progetti che utilizzano gli scacchi in ambito educativo e sociale all’intelligenza artificiale, fino alle opportunità offerte dalla cooperazione europea, i temi affrontati durante la conferenza a Cagliari, hanno mostrato un movimento scacchistico in continua evoluzione.

Al centro rimane sempre la persona, e in particolare il giovane allievo, a cambiare sono gli strumenti, le metodologie e gli scenari nei quali gli scacchi vengono proposti.

La formazione degli istruttori assume quindi un ruolo decisivo. Investire sulle competenze di chi insegna significa investire direttamente sulla qualità delle esperienze che bambini e ragazzi potranno vivere attraverso gli scacchi.

Grande soddisfazione è stata espressa dagli organizzatori. Sebastiano Paulesu, sottolineando il dato di circa 180 partecipanti online, ai quali si sono aggiunti quelli presenti in sala, ha evidenziato il successo dell’iniziativa e della sua organizzazione. Un riscontro che testimonia quanto sia sentita l’esigenza di creare momenti di confronto e di riflessione capaci di coinvolgere l’intero movimento.

Non un semplice appuntamento, dunque, ma un necessario momento di riflessione che sa guardare lontano.

Il passo successivo è trasformare gli incontri in relazioni, le relazioni in collaborazioni e le collaborazioni in una rete.

Da un contatto a una rete: lavoriamo insieme.

È forse questo il messaggio che più di ogni altro rimane al termine della giornata. Una scacchiera che non parla soltanto il linguaggio della competizione, ma anche quello della formazione, dell’inclusione, dell’innovazione e dell’Europa.

Gli scacchi arricchiscono la vita e aprono la mente. E se il futuro della disciplina passerà dalla capacità di innovare senza perdere di vista i valori fondamentali del gioco e della relazione educativa, giornate come questa rappresentano un passo importante nella direzione giusta.