Il suo nome è legato soprattutto a romanzi celebri come Lolita, Pnin o Fuoco pallido, opere che lo hanno consacrato tra i maggiori scrittori del Novecento. Tuttavia, accanto alla produzione letteraria, esiste un’altra dimensione della sua vita meno nota al grande pubblico ma particolarmente affascinante per gli appassionati del gioco: quella di compositore di problemi scacchistici.
Nato a San Pietroburgo nel 1899 in una famiglia colta e benestante, Nabokov entrò in contatto con gli scacchi fin da giovane. Il padre era un forte giocatore dilettante e in casa il gioco occupava un posto importante. Nel corso degli anni quella familiarità si trasformò in una vera passione, che lo accompagnò durante le vicende spesso travagliate della sua esistenza, dall’esilio seguito alla Rivoluzione russa fino agli anni trascorsi in Europa e negli Stati Uniti.
Per Nabokov, però, gli scacchi non erano soltanto una forma di intrattenimento. Ciò che più lo affascinava era il problema scacchistico, un genere particolare che chiede al solutore di raggiungere un determinato obiettivo, spesso il matto in poche mosse, partendo da una posizione costruita appositamente dall’autore.
In numerose occasioni lo scrittore spiegò quanto considerasse simile il lavoro del compositore di problemi a quello del romanziere. In entrambi i casi occorre creare una struttura coerente, nascondere indizi, sorprendere il lettore o il solutore con sviluppi inattesi e, soprattutto, perseguire una forma di bellezza.
La ricerca della bellezza è forse il punto d’incontro più profondo tra la sua attività letteraria e quella scacchistica.
Nabokov amava le soluzioni eleganti, le idee originali, le combinazioni che riuscivano a stupire senza apparire artificiose. Lo stesso principio guida gran parte della sua produzione narrativa, caratterizzata da costruzioni raffinate, giochi di prospettiva e dettagli apparentemente secondari che acquisiscono significato solo nelle pagine finali.
Non è un caso che egli stesso abbia più volte paragonato la composizione di un problema alla creazione di un’opera letteraria. Entrambe richiedono immaginazione, precisione e una particolare attenzione alla forma. Nulla deve essere superfluo e nulla deve apparire casuale.
Gli scacchi compaiono anche nelle sue opere narrative. Il romanzo La difesa di Luzin, pubblicato nel 1930, è probabilmente l’esempio più noto. Il protagonista, Aleksandr Luzin, è un genio degli scacchi la cui esistenza finisce per essere assorbita completamente dal gioco. La sua capacità di vedere il mondo attraverso schemi e combinazioni lo conduce a risultati straordinari sulla scacchiera, ma allo stesso tempo rende difficile il rapporto con la realtà quotidiana.
Pur non essendo una biografia, il romanzo rivela una profonda conoscenza dell’ambiente scacchistico e della psicologia dei giocatori. Nabokov descrive con grande sensibilità l’intensità emotiva delle competizioni, l’isolamento che talvolta accompagna il talento e il confine sottile che può separare il genio dall’ossessione.
Molti lettori hanno paragonato La difesa di Luzin alla Novella degli scacchi di Stefan Zweig, ma le due opere affrontano temi differenti. Se Zweig utilizza gli scacchi per riflettere sulla libertà della mente e sulla resistenza psicologica, Nabokov si concentra sul rapporto tra individuo e talento, esplorando le conseguenze di una dedizione assoluta a un’unica passione.
Anche al di fuori della narrativa, gli scacchi continuarono a occupare un posto importante nella sua vita. Durante gli anni trascorsi negli Stati Uniti e successivamente in Svizzera, Nabokov continuò a comporre problemi che vennero pubblicati su riviste specializzate e apprezzati dagli esperti per la loro originalità. Non raggiunse mai il livello dei grandi maestri della competizione agonistica, ma nel mondo della composizione problemistica conquistò una reputazione di tutto rispetto.
Ciò che rende la sua figura particolarmente interessante è proprio questa capacità di muoversi tra discipline diverse senza percepire confini rigidi. Per Nabokov, letteratura, entomologia – un’altra sua grande passione – e scacchi appartenevano a uno stesso universo intellettuale. In tutti questi ambiti cercava schemi nascosti, armonie, dettagli capaci di rivelare una forma di ordine dietro l’apparente complessità del mondo.
Forse è anche per questo che gli scacchi occupano un posto così naturale nella sua opera. Essi non rappresentano soltanto un gioco, ma un modo di guardare la realtà. Ogni posizione contiene possibilità invisibili a un osservatore distratto; ogni mossa modifica l’equilibrio generale; ogni dettaglio può assumere un’importanza decisiva.
Sono gli stessi principi che guidano la grande letteratura.
Rileggendo oggi le opere di Vladimir Nabokov, si ha spesso l’impressione di trovarsi davanti a una costruzione raffinata, nella quale ogni elemento è stato collocato con precisione e nulla è affidato al caso. È una sensazione familiare anche a chi osserva un problema scacchistico ben concepito, dove ogni pezzo svolge una funzione precisa e la soluzione finale appare sorprendente e inevitabile allo stesso tempo.
Forse il legame tra Nabokov e gli scacchi si può riassumere proprio in questa ricerca dell’eleganza. Sulla scacchiera come sulla pagina scritta, ciò che conta non è soltanto raggiungere un risultato, ma il modo in cui lo si raggiunge. E pochi autori del Novecento hanno saputo dimostrare con altrettanta chiarezza che una bella idea, quando è costruita con talento e precisione, può diventare un’opera d’arte, sia che prenda la forma di un romanzo, sia che si presenti sotto forma di una posizione su sessantaquattro caselle.