dall’opera di Giuseppe Cesaro
C’è qualcosa di profondamente simpatico nei tornei organizzati tra chi gioca a scacchi “solo per puro divertimento, tra dilettanti assoluti”. Viene naturale pensare, come scrive Cesaro, “ai pittori della domenica, chi strimpella una chitarra, chi canta Riderà mentre si fa la barba o la doccia”. È un’immagine che racconta bene anche il senso più autentico degli scacchi: non soltanto competizione, ma piacere del gioco, curiosità, libertà di pensiero.
Da qui nasce anche una riflessione più ampia sul rapporto tra creatività, intelligenza artificiale e mondo degli scacchi. Cesaro racconta: “Stamattina, per rispondere a un critico d’arte che preferisce le opere alla biografia, avevo chiesto all’intelligenza artificiale di disegnarmi un Icaro che vola alla maniera di Miró e, prima ancora, le avevo chiesto di scrivermi un racconto per ricordare Gianni Rodari”.
Ed è interessante che proprio l’intelligenza artificiale, nel racconto ispirato a Rodari, abbia scelto una strada surreale e poetica. “Donald era soltanto il presidente di un condominio di cose instabili. Rodari, invece, era il poeta dei ragazzi. La lacrima di un bambino povero pesa più di tutta la terra”.
Dentro questo passaggio c’è già il cuore del discorso. Gli scacchi, come l’arte, non sono mai soltanto tecnica. Possono essere leggerezza e profondità insieme. Possono aiutare a crescere, ma anche diventare totalizzanti. Cesaro lo scrive con chiarezza: “Ho voluto ricordare che sia l’intelligenza artificiale sia il gioco degli scacchi presentano vantaggi e pericoli, per menti giovani e anche anziane. Con la sua bellezza e la sua difficoltà, il gioco degli scacchi può aiutarti ma anche travolgerti”.
E qui il pensiero corre inevitabilmente alla grande sfida tra Karpov e Kasparov, evocata nel testo come simbolo di questa tensione estrema. “Il famoso match tra Karpov e Kasparov dovette essere interrotto per i problemi nervosi di Karpov che, portatosi sul 5 a 0, non riusciva più a fare il punto decisivo per vincere”. Poi il recupero di Kasparov: “L’allenatore del giovane Kasparov gli consigliò di non rischiare più con combinazioni d’attacco contro un genio della strategia. Sul piano combinativo Karpov non era fortissimo, e Kasparov — forse a livello di forza di gioco il giocatore più forte di sempre — cominciò a recuperare, portandosi sul 5 a 3, con numerosissime partite patte”.


Il passaggio finale è ancora oggi molto attuale: “Oggi si risolve il match rimasto in parità con partite con tempo sempre più veloci. Allora la federazione sovietica sospese il match: fu accusata di aver favorito Karpov, iscritto al partito, ma forse fu una decisione saggia”.
L’intelligenza artificiale, chiamata poi a commentare questi temi, restituisce un’immagine quasi rodariana degli scacchi e dell’arte: “Due verità che convivono. L’arte e gli scacchi sono accessibili a tutti, come la luna di Rodari che è la stessa sia quella di Roma che quella su Kiev. Ma possono diventare abissi, se ci si perde dentro senza equilibrio”.
E ancora: “Il match Karpov–Kasparov che ricordi è un esempio perfetto: due menti straordinarie, eppure logorate da una sfida che sembrava infinita. La sospensione del match non fu solo politica: fu un atto di tutela umana”.
Molto bella anche l’immagine finale dell’Icaro immaginato dall’intelligenza artificiale: “Il tuo Icaro vola sopra Kiev, Roma, Capua: non sfida il sole, unisce ciò che è diviso”. Una frase che sembra adattarsi perfettamente anche agli scacchi quando vengono vissuti nel loro modo più semplice e più umano: come incontro, dialogo e passione condivisa.
E forse proprio per questo restano preziosi i tornei tra dilettanti, quelli giocati senza ossessioni, senza classifiche assolute, senza la pressione dei grandi match. Perché ricordano che, prima dei computer, dei motori di analisi e delle polemiche, gli scacchi sono soprattutto un gioco. E come tutte le cose belle, “possono aiutarti ma anche travolgerti”.
