Dopo i primi dieci giorni trascorsi a Malta, la sensazione era quella di aver iniziato a orientarsi, ma senza avere ancora la pretesa di conoscere davvero l’isola. All’inizio ogni viaggio è fatto soprattutto di immagini: i luoghi più conosciuti, le prime impressioni, le differenze che attirano immediatamente l’attenzione. Poi, lentamente, qualcosa cambia. Le strade percorse più volte diventano riconoscibili, alcune abitudini iniziano a entrare nella quotidianità e le persone incontrate non sono più soltanto volti di passaggio.

È probabilmente questo il momento più interessante di un’esperienza all’estero: quando si supera la fase della semplice osservazione e si comincia a cercare di capire come funziona realmente un luogo, quali siano i suoi ritmi, le sue contraddizioni e soprattutto le persone che lo rendono vivo.

Una delle prime cose che emerge vivendo Malta per qualche giorno in più è la sua dimensione internazionale. L’isola è da sempre un punto di incontro tra culture diverse e oggi questa caratteristica è ancora più evidente. Basta fermarsi in una strada del centro, aspettare un autobus o entrare in un locale per rendersi conto di quanto siano numerose le storie che si intrecciano in uno spazio così piccolo.

Malta accoglie continuamente persone provenienti da Paesi diversi. Ci sono studenti, lavoratori, residenti arrivati da altre nazioni e visitatori che trascorrono sull’isola periodi più o meno lunghi. Questa presenza internazionale fa parte della vita quotidiana e contribuisce a creare un ambiente nel quale lingue, abitudini e culture differenti convivono con grande naturalezza.

Allo stesso tempo, proprio perché Malta è abituata ad accogliere, non è sempre immediato superare la prima barriera del rapporto tra chi vive un luogo e chi è soltanto di passaggio. Nei primi giorni molti incontri rimangono necessariamente superficiali: una domanda, una breve conversazione, una gentilezza ricevuta e poi ognuno torna alla propria strada. La differenza arriva quando si ha più tempo a disposizione, quando si può raccontare il motivo della propria presenza e spiegare che non si è arrivati soltanto per qualche giorno di vacanza.

È capitato spesso che, parlando con qualcuno e spiegando di essere a Malta per un progetto Erasmus legato agli scacchi, la conversazione prendesse una direzione diversa. La curiosità aumentava, le domande diventavano più personali e il rapporto smetteva di essere soltanto quello tra un residente e un visitatore.

Anche gli spostamenti, che nei primi giorni sembravano soprattutto una difficoltà da gestire, hanno iniziato a diventare un modo per osservare meglio l’isola.

A un certo punto ci si rende conto che muoversi con i mezzi pubblici non è soltanto una necessità pratica, ma un’occasione per vedere una Malta diversa da quella dei percorsi turistici. Naturalmente non mancano i momenti nei quali si rimpiange la comodità di un’automobile: basta un cambio di autobus non riuscito, un’attesa più lunga del previsto o un percorso che sembra allungarsi improvvisamente per ricordarsi quanto possa essere più semplice avere un mezzo proprio.

Eppure sono proprio queste piccole situazioni a modificare il rapporto con il luogo.

Il navigatore, per esempio, continua a essere un compagno di viaggio poco affidabile per chi si muove a piedi. Alcuni percorsi suggeriti sembrano pensati più per un’automobile che per una persona intenzionata a camminare: strade senza marciapiedi, attraversamenti poco intuitivi, indicazioni che sulla mappa appaiono perfette ma che nella realtà richiedono una certa capacità di adattamento.

Dopo un po’, però, anche questo diventa parte dell’esperienza. Si impara a non seguire sempre la strada più breve, a considerare il tempo necessario per gli spostamenti e soprattutto a osservare ciò che accade lungo il percorso.

È così che Malta comincia a mostrarsi nei dettagli: un bar dove fermarsi qualche minuto, una strada nella quale il traffico sembra seguire regole proprie, una conversazione nata casualmente durante un’attesa. Sono momenti che difficilmente entrano negli itinerari preparati prima della partenza, ma che spesso raccontano più di un luogo rispetto ai monumenti più conosciuti.

Anche il mondo degli scacchi ha avuto un ruolo fondamentale in questo processo di avvicinamento. Frequentare lo Swieqi Chess Club, confrontarsi con Colin Pace, incontrare altri istruttori e conoscere meglio la Federazione Scacchistica Maltese ha permesso di vedere una realtà che, pur con numeri e caratteristiche differenti rispetto alla nostra, affronta problemi molto simili.

La crescita dei giovani giocatori, la formazione degli istruttori, la necessità di creare occasioni di incontro e il desiderio di far percepire gli scacchi come uno strumento educativo sono temi comuni a molte associazioni. La distanza geografica e le differenze organizzative passano quasi in secondo piano quando ci si trova davanti a una scacchiera o intorno a un tavolo a discutere di idee.

È proprio questo uno degli aspetti più significativi del progetto Erasmus+: la possibilità di scoprire che realtà anche molto lontane possono avere esigenze simili e che dal confronto possono nascere soluzioni nuove.

Con il passare dei giorni, inoltre, le attività programmate hanno iniziato a lasciare spazio anche a momenti più spontanei. Una conversazione dopo una lezione, un consiglio ricevuto da chi conosce meglio il territorio, un incontro nato senza essere previsto: sono spesso questi episodi a costruire il ricordo più forte di un’esperienza.

Forse è in questo momento che un luogo comincia davvero a entrare nella quotidianità. Non significa sentirsi residenti, ma avere piccoli punti di riferimento: sapere quale autobus prendere, riconoscere una strada, sapere dove fermarsi per una pausa, non avere più la sensazione di dover continuamente cercare una risposta.

A Malta questa familiarità è arrivata soprattutto attraverso i tragitti quotidiani. Gli autobus, che all’inizio erano soltanto un mezzo per raggiungere una destinazione, hanno iniziato a diventare una finestra sulla vita dell’isola.

È anche lì che si incontrano persone diverse: chi va al lavoro, chi torna a casa, studenti, anziani, lavoratori arrivati da altri Paesi e turisti diretti verso una spiaggia. È lì che può capitare che qualcuno aiuti a trovare una fermata, che un autista dia un’indicazione o che una semplice domanda diventi l’occasione per una breve conversazione.

Naturalmente Malta continua anche a sorprendere per quelle piccole differenze culturali che fanno parte del suo carattere. Alcune abitudini possono apparire curiose a chi arriva dall’esterno, ma proprio queste differenze sono ciò che rende interessante vivere un’esperienza in un altro Paese. Non si tratta di giudicarle secondo il proprio punto di vista, ma di imparare a osservarle e comprenderle.

Dopo questi primi venti giorni, la sensazione è che Malta abbia iniziato a cambiare prospettiva. All’inizio era un’isola da scoprire, con luoghi da vedere e percorsi da seguire. Ora comincia a essere un insieme di persone, storie e situazioni che prendono forma nella memoria.

E forse è proprio questo il passaggio più importante: quando un luogo smette lentamente di essere soltanto una destinazione e comincia ad avere un significato personale.