Dopo tre settimane trascorse a Malta, ci sono momenti nei quali ci si accorge che qualcosa è cambiato nel modo di guardare l’isola. All’inizio ogni giornata era soprattutto una scoperta: nuove strade, nuovi luoghi, nuove abitudini da comprendere. Poi, lentamente, alcuni riferimenti hanno iniziato a diventare familiari e ciò che sembrava estraneo ha cominciato ad assumere una dimensione diversa.
È una trasformazione difficile da descrivere, perché non coincide con un momento preciso. Non c’è un giorno nel quale si può dire di aver superato una soglia. Succede semplicemente che alcune cose iniziano ad avere un significato maggiore: una strada già percorsa, una conversazione con una persona incontrata più volte, un luogo nel quale si torna non più perché indicato da una guida, ma perché ormai fa parte della propria esperienza.
Forse è proprio questo il momento nel quale un soggiorno smette di essere soltanto una permanenza e diventa un’esperienza.
Dopo tanti giorni sull’isola, anche i momenti più semplici hanno assunto un valore diverso. Una serata trascorsa insieme, una cena senza fretta, una conversazione nata al termine di un incontro di scacchi possono raccontare molto più di quanto sembri. Perché conoscere un luogo non significa soltanto vedere ciò che lo rende famoso, ma anche comprendere quei piccoli aspetti della vita quotidiana che normalmente rimangono nascosti a chi arriva soltanto per pochi giorni.
Uno dei ricordi più piacevoli di questo periodo è sicuramente la serata trascorsa al 1743 Razzett L-Antik, un luogo nel quale la cucina e l’ambiente riescono a raccontare una parte importante della tradizione maltese.
Non è stato semplicemente il momento di provare un piatto tipico, ma l’occasione per fermarsi e vivere una serata con un ritmo diverso, lasciando che il tempo avesse il suo spazio. Gli ambienti in pietra, l’attenzione ai particolari e l’atmosfera del locale restituiscono qualcosa della storia dell’isola, creando un collegamento naturale tra il presente e le costruzioni tradizionali che caratterizzano molti luoghi di Malta.










Anche piccoli dettagli, come la possibilità di parlare italiano con chi ci ha accolto, hanno reso quel momento particolare. Dopo settimane trascorse tra inglese, maltese e incontri con persone provenienti da Paesi diversi, ritrovare una lingua comune in un contesto così lontano da casa ha avuto un significato speciale.
La cucina, naturalmente, è stata una parte importante della serata. Abbiamo scelto di provare lo Stuffat tal-Fenek, uno dei piatti più rappresentativi della tradizione locale, accompagnandolo con il vino rosso della casa, caratterizzato da un gusto diverso rispetto ai vini ai quali siamo abituati in Italia. Ed è proprio questa la parte più interessante di un viaggio: non cercare continuamente qualcosa che assomigli a ciò che già conosciamo, ma accettare la possibilità di incontrare sapori, abitudini e modi diversi di vivere.
Questa apertura verso ciò che è diverso si ritrova anche in tanti altri luoghi dell’isola. A Marsascala abbiamo scoperto il Tal-Familja Restaurant, uno di quei ristoranti nei quali l’ospitalità sembra non conoscere misura: chiedi un piatto e il tavolo continua a riempirsi di antipasti, assaggi e piccole attenzioni offerte con spontaneità. È un’accoglienza che sorprende e che non stupisce ritrovare anche nei racconti e nelle recensioni di tanti altri viaggiatori.


Ci sono poi piccole abitudini che, quasi senza accorgersene, diventano parte della quotidianità. Come concedersi almeno una volta il brunch al Busy Bee Café, osservando il continuo intrecciarsi di studenti, lavoratori, famiglie e turisti. Anche qui riaffiora quella doppia anima che accompagna Malta in ogni momento: inglese e italiano convivono naturalmente, perfino sulle bustine dello zucchero, un dettaglio minuscolo che racconta il legame storico e culturale dell’isola con entrambe le lingue.




E forse sono proprio i luoghi meno conosciuti a lasciare i ricordi più autentici. Nei pressi della Balluta Bay, abbiamo scoperto una piccola paninoteca che non compare nemmeno tra i grandi motori di ricerca del web. Un locale semplice, nel quale ogni panino viene preparato sul momento seguendo le richieste del cliente. Nessuna ricerca particolare, nessuna attrazione da cartolina: soltanto la genuinità di un posto che sembra appartenere più ai residenti che ai turisti.
Questa apertura verso ciò che è diverso è stata probabilmente una delle lezioni più importanti di queste settimane. Il progetto Erasmus+ “Scacchi-Errando in Europa” era nato con un obiettivo preciso: entrare in contatto con una realtà scacchistica differente dalla nostra, osservare nuove modalità di lavoro e creare occasioni di confronto. Tutto questo è avvenuto, ma con il passare dei giorni è diventato sempre più evidente che il valore dell’esperienza andava oltre gli aspetti tecnici.
Gli scacchi sono stati il punto di partenza, il linguaggio comune che ha permesso di costruire relazioni. Davanti a una scacchiera le differenze si riducono: la provenienza, la lingua e il percorso personale di ciascuno diventano meno importanti rispetto alla possibilità di condividere un’idea, analizzare una posizione o discutere una scelta.
È questa la forza di una disciplina come gli scacchi: creare un terreno comune nel quale persone diverse possono incontrarsi.
Con lo Swieqi Chess Club abbiamo condiviso riflessioni sulla formazione, sugli strumenti digitali e sulle attività dedicate ai giovani. Con gli istruttori abbiamo ragionato sulla necessità di migliorare la condivisione dei materiali e proprio da questo confronto è nato uno spazio comune nel quale raccogliere proposte e idee. Con la Federazione Scacchistica Maltese abbiamo avuto modo di osservare come anche una realtà con dimensioni differenti dalla nostra debba affrontare sfide molto simili: avvicinare nuovi giocatori, creare continuità e costruire una comunità attorno agli scacchi.
In queste settimane abbiamo avuto anche la fortuna di assistere alla festa del 2 agosto dedicata a Nostra Signora di Lourdes, a San Ġwann. La processione ha attraversato le vie del paese tra bande musicali, confraternite, luminarie e una partecipazione popolare capace di coinvolgere intere famiglie. È stato uno di quei momenti nei quali si comprende quanto le tradizionali festi maltesi siano ancora oggi il cuore della vita delle comunità locali, un patrimonio che va ben oltre l’aspetto religioso e racconta l’identità più autentica dell’isola.




Sono nate anche nuove possibilità per il futuro. Abbiamo iniziato a immaginare un torneo internazionale a Malta con la partecipazione di giocatori italiani, ulteriori occasioni di collaborazione e lo sviluppo di nuovi progetti europei. Non tutte queste idee avranno necessariamente un percorso immediato, ma una delle caratteristiche più belle di esperienze come questa è che spesso il risultato più importante non è qualcosa che si conclude durante il soggiorno, bensì qualcosa che inizia proprio mentre si è ancora sul posto.
Guardando indietro ai primi giorni, anche le difficoltà hanno assunto un significato diverso. Gli autobus che sembravano imprevedibili, il navigatore che non sempre riusciva a comprendere le esigenze di chi cammina, il traffico che inizialmente appariva quasi incomprensibile: tutti quegli elementi che all’inizio sembravano ostacoli sono diventati parte del ricordo.
È curioso come il tempo riesca a modificare la percezione delle cose. Quello che nei primi giorni richiedeva attenzione diventa poi una consuetudine. Ci si abitua ai ritmi, ai rumori, ai percorsi e persino a quelle situazioni che inizialmente sembravano lontane dalle proprie abitudini.
Ma soprattutto rimangono le persone. Rimangono gli incontri avuti durante le attività del circolo, le conversazioni con gli istruttori, i giocatori conosciuti davanti a una scacchiera, le persone incontrate casualmente durante gli spostamenti. Rimangono quei piccoli gesti di disponibilità che forse, presi singolarmente, sembrano insignificanti, ma che nel tempo costruiscono il legame con un luogo.
Dopo un mese a Malta, il pensiero più importante non riguarda soltanto ciò che abbiamo imparato sugli scacchi o sulle modalità di lavoro di un’altra associazione. Riguarda la consapevolezza che anche una piccola realtà come il Circolo Scacchistico di Montella può aprirsi al confronto internazionale, trovare interlocutori disponibili e costruire opportunità oltre i propri confini.
Quando siamo partiti, l’obiettivo era crescere come associazione, conoscere una realtà diversa e portare a casa nuove idee. Tornando, porteremo sicuramente strumenti, contatti e prospettive utili per il futuro, ma soprattutto porteremo il valore delle relazioni costruite.
Perché alla fine un luogo non rimane nella memoria soltanto per ciò che mostra, ma per ciò che riesce a lasciare.
E forse è proprio questo il regalo più grande di Malta: averci ricordato che ogni incontro può diventare un punto di partenza e che, a volte, basta una scacchiera per aprire una porta verso mondi molto più grandi.